Economia circolare: occorre adottare un approccio B2B

Il Piano d’azione UE per l’economia circolare introduce misure legislative e non che riguardano settori in cui l’azione a livello di Unione Europea può rappresentare un vero valore aggiunto.

Economia circolare B2B

All’inizio del 2020 la Commissione Europea ha adottato un nuovo Piano d’azione per l’economia circolare. Parte integrante della nuova agenda per la crescita sostenibile, nonché uno dei principali elementi costitutivi dell’European Green Deal, mira a costruire sul lavoro svolto dal 2015, contribuendo a rendere l’economia del vecchio continente adatta a un futuro green, rafforzando la competitività e proteggendo l’ambiente.

Economia circolare B2B

Allo stesso tempo, la tecnologia digitale ha favorito un cambiamento fondamentale nelle funzioni economiche. La virtualizzazione, la dematerializzazione e una maggiore trasparenza sull’uso dei prodotti hanno creato nuovi modi di partecipare all’economia.

Le reti mobile ad alta velocità, l’IoT, l’Intelligenza Artificiale, il calcolo cognitivo e il cloud permettono di attuare strategie circolari. Accoppiando l’era digitale con i principi dell’economia circolare, si ottiene una nuova trasparenza e l’intelligenza può essere iniettata nella catena del valore attraverso intuizioni guidate dai dati, che vengono utilizzate per informare un processo decisionale più efficace su come affrontare queste sfide e fornire soluzioni sistemiche.

Evoluzione della normativa

Oggi l’economia europea rimane prevalentemente lineare, con solo il 12% dei materiali e delle risorse secondarie recuperati. Troppi prodotti si rompono facilmente e prima del necessario. Il più delle volte non possono essere riutilizzati, riparati o riciclati, infatti sono progettati e realizzati pensando a un uso solo e a breve termine – ciò che ne risulta è l’obsolescenza prematura.

Questo significa che c’è un enorme potenziale – per aziende e consumatori – in termini di trasformazione del modo in cui i prodotti vengono realizzati e scelti per l’acquisto. Il potere del consumatore, esercitato attraverso scelte sostenibili, può e deve guidare il cambiamento a beneficio proprio e dell’ambiente. Ma prima che si tratti di una sua scelta, le imprese manifatturiere devono adottare misure lungo l’intero ciclo di vita del prodotto, in modo che ciò che viene immesso sul mercato duri il più a lungo possibile e possa poi essere restituito per essere rigenerato o scomposto in parti riutilizzabili.

Questo approccio circolare è del tutto possibile, ma dipende dall’incentivazione di imprese e consumatori a modificare i loro comportamenti. Spesso il modo migliore per cambiare è un mix di volontà e di forze trainanti esterne.

Economia circolare B2B – Forze esterne

Le forze esterne per guidare il cambiamento includono normative nuove ed emergenti. Mentre in passato l’Europa è stata accusata di essere troppo lenta nell’affrontare il cambiamento climatico e nel far leva sui principi dell’economia circolare, attualmente la regione sta accelerando in questo senso e assumendo un ruolo molto più centrale.

Il Piano d’azione UE per l’economia circolare introduce misure legislative e non che riguardano settori in cui l’azione a livello di Unione può rappresentare un vero valore aggiunto, tra cui rendere di norma i prodotti sostenibili, garantire meno rifiuti e concentrarsi sui settori che utilizzano la maggior parte delle risorse e dove il potenziale di circolarità è elevato, come l’elettronica e le TIC, l’imballaggio, la plastica e altro ancora.

Oltre alla legislazione comunitaria, diversi Stati membri possiedono il proprio piano d’azione per l’economia circolare. Per esempio, la strategia regionale italiana per la riduzione dell’impatto della plastica sull’ambiente#Plastic-freER è stata pubblicata lo scorso anno e riguarda il modo in cui il governo regionale dell’Emilia Romagna mira a sostenere, con fondi e incentivi, la riconversione delle aziende che producono plastica – in particolare monouso – oltre a fornire aiuti agli enti pubblici e ai privati che riducono l’uso della plastica.

Imprese e consumatori – Economia circolare B2B

Molti dei piani d’azione nazionali o regionali si concentrano sugli sforzi dei consumatori. Una tendenza notevole è la riparabilità, in cui i consumatori finali hanno accesso a strumenti, manuali e parti di ricambio per effettuare riparazioni in proprio. Tutte le iniziative di riciclo sono positive di fronte alla crescita delle discariche. Questo approccio si basa sul fatto che gli individui abbiano il tempo, la capacità e le conoscenze per effettuare le riparazioni.
Di fronte a un compromesso tra lo spendere tempo ed energie preziose in un compito per il quale non sono addestrati e che trovano difficile, gettare via l’oggetto rotto e acquistarne uno nuovo è comprensibilmente più attraente.

Un’alternativa migliore è quella di adottare un approccio business-to-business (B2B). Questo è quando un produttore di apparecchiature originali (OEM) pratica un’ingegneria e una progettazione intenzionale basata su principi ecologici. Il risultato è la longevità intrinseca, che garantisce che i materiali con risorse limitate siano progettati al di fuori della catena di fornitura.

Gli OEM

Ma questo approccio non prevede che i consumatori finali effettuino le riparazioni, bensì adotta un modello di ‘trade-in and refurbish’. Ciò significa che invece che riparare i prodotti a casa, o pagare per farsi fare il lavoro, la responsabilità è a carico degli OEM che devono semplificare la restituzione dei prodotti a fine ciclo e la permuta per un modello rinnovato o nuovo.

Il prodotto è restituito al circuito di vendita ricondizionato certificato, oppure di smontato in modo che le componenti possano essere riutilizzati.

Economia circolare B2B – Influenza positiva

L’idea del consumatore-come-riparatore è paragonabile a una nuova tendenza di mercato e, come tutte le tendenze, non dovrebbe essere adottata troppo rapidamente o inserita nella normativa. La storia ci insegna che ci vuole tempo per elaborare le soluzioni più adatte alle sfide e che è importante valutare tutte le opzioni.

Gli OEM devono impegnarsi attivamente con i loro omologhi. Gli OEM possono dare suggerimenti che portino a risultati positivi tangibili per l’economia circolare, come la definizione del livello di obiettivi di PCR nell’ambito degli appalti pubblici verdi.

Altre iniziative che possono trarre vantaggio dal contributo degli OEM potrebbero includere l’impegno volontario della Commissione Europea sulla strategia per le materie plastiche. Vari think tank per guidare gli sforzi di rigenerazione nell’ambito dell’European Remanufacturing Council, e progetti di ricerca finanziati dall’UE. Per esempio, il modo in cui la blockchain può accelerare l’agenda dell’economia circolare e fornire maggiore trasparenza attraverso l’intera catena del valore.

Il ruolo di Lexmark

Lexmark si impegna a partecipare a questi forum. Il nostro sostegno di lunga data all’economia circolare e alle iniziative di remanufacturing è evidente. Facciamo parte dell’European Remanufacturing Council (CER), della Ellen MacArthur Foundation e del progetto C-SERVEES. Il nostro obiettivo è quello di contribuire a rendere la circolarità il fulcro della nostra vita e accelerare la transizione ecologica della nostra economia.

Abbiamo intrapreso un’azione decisiva per cambiare il vertice della catena della sostenibilità – nel design del prodotto, che può poi diventare una scelta del consumatore. Non vediamo l’ora di assistere a un’azione collettiva dell’industria manifatturiera. Solo quando la maggior parte delle organizzazioni si concentrerà sulla circolarità della produzione otterremo il risultato di cui noi, e il pianeta, abbiamo bisogno.