L’energia che cambia il pianeta: summit, obiettivi, risultati

L’energia può davvero aiutare nel cambio di passo e salvare il pianeta? Sforzi e impegno comunitario per un domani migliore.

energia che cambia il pianeta

Al 2030 l’obiettivo è quello di ridurre le emissioni di gas serra del 40%, coprire il 27% della quota di consumo energetico con fonti rinnovabili e aumentare del 30% l’efficienza energetica.

Dal Protocollo di Kyoto all’Accordo di Parigi e al SEN italiano: l’evoluzione dell’energia nell’ultimo ventennio e gli obiettivi realizzabili che tutto il mondo cerca di raggiungere.

L’energia può davvero aiutare nel cambio di passo in ottica di ‘salvare il pianeta’? Questo è sicuramente l’obiettivo a cui mirano i Paesi aderenti ai recenti, e ai prossimi, summit sul cambiamento climatico. I temi: decarbonizzazione e riduzione delle emissioni, maggiore consumo energetico da FER, migliorare l’efficienza energetica. Le iniziative non mancano, a partire da un livello istituzionale-governativo a iniziative di organizzazioni private, fino a un cambio di mentalità delle persone che modificano comportamenti e acquisti in ottica sempre più green. Ma andiamo con ordine.

Nel 1997 viene istituito il Protocollo di Kyoto come risultato dell’attuazione della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici del 1992. Il protocollo, che è entrato in vigore nel 2005, impone ai Paesi industrializzati dei limiti alle emissioni CO2 responsabili dell’effetto serra e del surriscaldamento globale. Obiettivo? Ridurre le emissioni di gas serra in una misura non inferiore all’8,65% rispetto alle emissioni registrate nel 1990. A maggio 2013 sono 192 gli stati che hanno aderito e ratificato il protocollo.

Nel 2007 la Commissione Europea presenta il Pacchetto Clima Energia in parlamento: vengono stabilite misure per raggiungere degli obiettivi al 2020: ridurre le emissioni di CO2 del 20% rispetto ai livelli del 1990, aumentare del 20% la quota di energia prodotta da FER e migliorare del 20% l’efficienza energetica.

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Riduzione delle emissioni

Due anni dopo viene emanata la Direttiva CE 28/2009 contenente le misure del Pacchetto Clima Energia e le principali economie del mondo definiscono obiettivi e strategie per lo sviluppo delle rinnovabili e dell’efficienza.

L’Europa nel 2014 raggiunge l’obiettivo di riduzione delle emissioni di -20% e il 20% in più di utilizzo di fonti rinnovabili per produrre energia.

Il 2015 segna un nuovo importante passaggio: il cambio di passo inizia con l’Accordo di Parigi: i 183 Paesi aderenti realizzano il primo accordo sul clima mondiale, giuridicamente vincolante, che prevede una serie di azioni per combattere i cambiamenti climatici e limitare il riscaldamento globale. L’obiettivo? Contenere l’aumento della temperatura media globale ben al di sotto della soglia di 2 °C oltre i livelli preindustriali, e di limitare tale incremento a 1,5 °C, poiché questo ridurrebbe sostanzialmente i rischi e gli effetti dei cambiamenti climatici.

Gli obiettivi comunitari al 2020 riguardano: contenere l’aumento della temperatura del pianeta entro i 2°C e proseguire gli sforzi per limitare il riscaldamento globale.

Gas serra

Il futuro? Al 2030 l’obiettivo è quello di ridurre le emissioni di gas serra del 40% rispetto al 1990, di coprire il 27% della quota di consumo energetico con le fonti rinnovabili e di aumentare del 30% l’efficienza energetica. Ma si pensa già al 2050: ridurre le emissioni tra il 40 e il 70% rispetto ai livelli del 2010 per ridurre la temperatura globale a 1,5°C a fronte di una domanda di energia globale stimata in crescita, con un aumento del 18% al 2030, pari comunque alla metà di quella registrata negli ultimi 15 anni.

Il prossimo novembre avrà luogo il vertice COP26, rimandato dall’anno scorso a causa del COVID-19: si terrà a Glasgow con l’obiettivo dichiarato di accelerare “l’azione verso gli obiettivi dell’Accordo di Parigi e della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici.

Il cambiamento climatico, quindi, è al centro nel contesto europeo quanto in quello mondiale e saranno fattori chiave, per raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni, l’efficienza energetica e le fonti rinnovabili.
Come? Da un lato, infatti, l’intensità energetica globale al 2015 è migliorata di circa il doppio della media dell’ultimo decennio (1,8%), dall’altro le fonti rinnovabili hanno visto un’importante riduzione dei costi nel settore elettrico, dei sistemi di accumulo, dell’’adeguamento delle reti; e proprio grazie a questi elementi il settore continuerà a crescere.

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Il futuro dell’energia in Italia

A livello europeo ogni Paese ha istituito enti che supportano lo sviluppo delle energie rinnovabili. In alcuni Paesi, come la Germania e Francia, sono impegnati direttamente i Ministeri competenti, invece in altri sono le agenzie dell’energia a erogare gli incentivi.

In Italia l’agenzia di riferimento per l’energia è GSE, ma il passo del cambiamento inizia a percepirsi a livello di opinione pubblica quanto a livello politico.

Cosa è cambiato? Vediamo una linea più robusta e definitiva, e probabilmente più decisiva, grazie all’istituzione del Ministero per la Transizione Ecologica e continua il percorso tracciato dalla Strategia Energetica Nazionale del 2017: il piano decennale italiano per anticipare e gestire il cambiamento.

Nato dal confronto tra imprese, cittadini, esperti di salute e tutela ambientale, il piano intende cambiare profondamente il Paese e renderlo più competitivo, più ‘verde’, più sicuro. Sicuramente l’andamento dei mercati delle rinnovabili e dell’efficienza energetica sempre più accessibili giocano un ruolo importante nel climate change, ma anche azioni e iniziative pubbliche e private per sensibilizzare e responsabilizzare i consumatori sono e saranno parte integrante di questa visione condivisa di un’Italia più sostenibile.

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Le iniziative

A livello privato, sono ormai moltissime le aziende, di ogni settore e dimensione, che hanno intrapreso iniziative volte alla riduzione delle proprie emissioni, o quanto meno alla loro compensazione, all’abbandono dei combustibili fossili, al miglioramento dei prodotti lungo il processo produttivo e lungo tutta la filiera in termini di riciclo, recupero, riqualificazione, eco-compatibilità, sostenibilità. E ancora, sono davvero numerose le attività delle imprese rispetto alla sensibilizzazione dei consumatori a essere parte di questo cambiamento ormai in atto. Non è un caso anche l’andamento dei consumi di prodotti di ogni genere sia sempre più orientato verso prodotti più sostenibili, come anche la crescita esponenziale che vede il mercato dell’automobile e dei mezzi di trasporto sempre più green.

“Il messaggio è chiaro: i combustibili fossili appartengono al passato, mentre in futuro l’energia può essere solo a emissione di carbonio nulla”, si legge in un interessante articolo di ENEA nel rapporto tra energia e cambiamento climatico.

Non solo enti, istituzioni e aziende, ogni persona è oggi più che protagonista del cambiamento, iniziando nel proprio piccolo a modificare comportamenti e abitudini per un pianeta più sostenibile, oggi e in futuro.