Energie rinnovabili, Europa a due marce secondo SENEC

Tra boom e rallentamenti: il confronto Italia–UE svela cosa funziona davvero.

Il panorama degli incentivi alle energie rinnovabili in Europa presenta forti differenze, determinate da scelte politiche, tradizioni normative e disponibilità di risorse finanziarie. Negli ultimi vent’anni i governi hanno alternato fasi di sostegno generoso a periodi di riduzione degli aiuti, con conseguenti accelerazioni e rallentamenti nello sviluppo del settore. Oggi, nel 2025, il quadro è variegato: alcuni Paesi puntano ancora su incentivi diretti, mentre altri privilegiano l’autoconsumo e le comunità energetiche. SENEC, azienda leader nel settore del fotovoltaico, ha analizzato le principali misure e i risultati nei quattro mercati chiave.

In Italia, gli incentivi hanno prodotto risultati significativi, nonostante alcuni limiti strutturali (discontinuità e insufficienza dei fondi messi a disposizione, opacità della burocrazia e tempistiche ristrette per la presentazione della domanda). Le detrazioni fiscali del Bonus Casa (50%) e dell’Ecobonus (fino al 65%), che permettevano di recuperare parte delle spese per l’efficienza energetica e l’installazione di impianti, e soprattutto il Superbonus 110%, introdotto nel 2020 e operativo dal 2021, hanno stimolato fortemente il mercato del fotovoltaico, in particolare nel settore residenziale. I numeri delle periodiche pubblicazioni del Gestore dei servizi energetici (GSE) lo confermano: nel 2022 circa il 66% dei nuovi impianti ha beneficiato del Superbonus, con una potenza complessiva di 1.117 MW, mentre nel 2021 la stessa misura aveva sostenuto l’installazione di oltre 93.000 impianti per 582 MWp.

A fine 2024, il fotovoltaico italiano contava 1.878.780 impianti connessi, per una capacità totale di 37,08 GW. Durante l’anno la potenza aggiunta è stata pari a 6,80 GW, con un aumento del 30% rispetto al 2023. Tuttavia, il numero di nuovi impianti è diminuito del 25%, rispetto al 2023, fermandosi a 283.914 installazioni. Il calo è dovuto al fatto che sono diminuite in particolare le installazioni nel settore residenziale, penalizzato dalla diminuzione dell’aliquota del Superbonus e dalla stretta sulla cessione del credito, mentre quello utility scale ha continuato a crescere.

Comunità energetiche rinnovabili

Le comunità energetiche rinnovabili (CER) hanno invece beneficiato di un sostegno mirato attraverso il PNRR: contributi a fondo perduto fino al 40% per impianti destinati all’autoconsumo collettivo o alle comunità, con un decreto del maggio 2025 che ha esteso la misura ai Comuni fino a 50.000 abitanti (inizialmente era limitata a quelli sotto i 5.000 abitanti). Nonostante ciò, al 6 marzo 2025 le comunità attive erano soltanto 212, con 326 impianti collegati, 18 MW installati e 1.956 utenze coinvolte: circa l’1% dell’obiettivo previsto dal PNRR. Anche in questo caso, complessità burocratica, necessità di accordi tra molteplici soggetti, difficoltà nel gestire l’iter, limitata consapevolezza e conoscenza degli incentivi sono i motivi alla base di questa situazione.

L’esperienza italiana mostra dunque un punto di forza e un punto debole: da un lato l’impatto immediato e potente degli incentivi fiscali, dall’altro l’elevata dipendenza dalla stabilità normativa. Ogni ridimensionamento o modifica – come nel caso del Superbonus – ha avuto effetti drastici sul ritmo delle nuove installazioni. Mentre, il segmento utility scale, grazie alla maggiore prevedibilità degli investimenti su larga scala ha continuato a crescere.

In Spagna, invece, il sistema si presenta multilivello e fortemente integrato: gli aiuti nazionali, regionali e locali – spesso finanziati con fondi europei del programma NextGenerationEU (PRTR) – si combinano in forma di rimborsi diretti, detrazioni fiscali e riduzioni di imposte. A livello centrale, il programma Ayudas para Autoconsumo, Almacenamiento y Sistemas Térmicos Renovables copre dal 15% al 50% del costo di un impianto. Si tratta di contributi post-acquisto: il beneficiario paga l’intero importo e, una volta approvata la domanda, riceve il rimborso a fondo perduto. In parallelo, sono previste detrazioni IRPEF fino al 60% della spesa, qualora l’intervento migliori l’efficienza energetica certificata di un edificio.

Nel 2024 la capacità rinnovabile installata ha raggiunto 85.144 MW, coprendo così il 56,8% della produzione elettrica nazionale. Il fotovoltaico da solo è arrivato a 32.043 MW, ovvero il 17% del mix, mentre l’autoconsumo domestico e aziendale ha superato gli 8.100 MW cumulati, nonostante un calo del 31% delle nuove installazioni rispetto al 2023.

Anche in Francia il sostegno al solare si basa su più strumenti. Il principale è la Prime à l’autoconsommation, un premio economico concesso per impianti con autoconsumo e cessione del surplus, erogato dopo la messa in servizio e variabile in base alla taglia (ad esempio circa 220 €/kWc per impianti inferiori a 3 kWc all’inizio del 2025). Il surplus venduto beneficia di una tariffa regolata di ritiro, compresa tra 0,08 e 0,13 €/kWh per impianti fino a 500 kW. Dal 1° ottobre 2025, inoltre, è entrata in vigore un’IVA ridotta al 5,5% per gli impianti residenziali fino a 9 kW, che ridurrà sensibilmente i costi iniziali. E, parallelamente resta attivo il programma MaPrimeRénov’, che non finanzia i moduli fotovoltaici ma sostiene l’installazione di solare termico e sistemi ibridi, con rimborsi variabili in base al reddito familiare e alla tipologia di impianto, purché eseguito da installatori certificati.

Nel 2024 la capacità fotovoltaica francese superava i 20 GW, pari a circa l’8% della domanda elettrica nazionale, e il 2025 è atteso in crescita grazie alla diffusione dell’autoconsumo residenziale e aziendale.

In Germania, infine, il fotovoltaico ha assunto un ruolo centrale nella transizione energetica, con oltre 104 GW di capacità installata nei primi mesi del 2025 e più di 5 milioni di impianti attivi. La crescita è sostenuta da un sistema di incentivi consolidato ma in evoluzione.

Lo strumento chiave rimane la remunerazione garantita dall’EEG (Erneuerbare-Energien-Gesetz), che assicura una tariffa per l’energia immessa in rete o per il surplus non autoconsumato. Nei primi mesi del 2025 le tariffe oscillavano tra 8 e 12 centesimi per kWh, a seconda della potenza e della data di entrata in esercizio. Per ridurre i costi iniziali, dal 2023 è inoltre prevista un’IVA pari a zero per gli impianti residenziali fino a 30 kW, estesa anche a inverter e sistemi di accumulo. A questo si aggiunge il programma BEG (Bundesförderung für effiziente Gebäude), che prevede contributi per il solare termico e i sistemi ibridi, erogati post-intervento. E, dal 2025, nuove regole collegate all’andamento del mercato elettrico stabiliscono che gli impianti sopra i 2 kW non ricevano compensi quando i prezzi all’ingrosso diventano negativi, salvo che siano dotati di smart meter, in cui caso le ore perse vengono recuperate prolungando il periodo incentivato. Infine, sono previste semplificazioni fiscali, come l’esenzione dall’imposta sul reddito per i proventi di piccoli impianti fino a 30 kW e riduzioni sull’imposta commerciale. In questo modo, il sistema tedesco coniuga stabilità economica, riduzione dei costi iniziali e spinta all’innovazione tecnologica.

Analizzando il quadro complessivo, emerge come l’Italia abbia puntato in maniera particolarmente incisiva sulle detrazioni fiscali di lungo periodo, approccio che ha permesso, sul momento, un rapido aumento della capacità installata e ha stimolato investimenti in sistemi fotovoltaici e di accumulo. Tuttavia, la forte dipendenza dalla stabilità normativa ha reso il mercato molto sensibile a cambiamenti legislativi, causando cali repentini nelle installazioni quando alcune agevolazioni sono state ridotte o modificate.

Gli altri Paesi mostrano invece una maggiore stabilità nel tempo e un approccio più integrato che combina incentivi economici, regolamentazioni di mercato e sostegno all’autoconsumo. Ciò suggerisce che, per garantire continuità e sostenibilità, l’Italia potrebbe trarre beneficio da un mix di politiche: mantenere incentivi fiscali di lungo periodo ma accompagnarli con strumenti strutturali stabili, capaci di ridurre la vulnerabilità del settore a cambiamenti normativi improvvisi.

senec SENEC Italia

Secondo Vito Zongoli, Managing Director di SENEC Italia “Il calo delle installazioni, dovuto al venir meno o alla modifica delle agevolazioni e degli incentivi, evidenzia un sistema privo di una visione strategica e chiara di lungo periodo. Incentivi frammentati, discontinui e spesso annunciati con poco preavviso rendono impossibile pianificare e costruire percorsi solidi e strutturati. Si tratta di un problema non solo economico, ma anche culturale. In Italia manca una vera strategia nazionale per la diffusione della cultura della sostenibilità, che dovrebbe accompagnare e sostenere la transizione energetica anche dal basso. È necessario cambiare l’approccio. Non è più possibile continuare a vincolare lo sviluppo delle rinnovabili unicamente ai meccanismi di incentivo. Serve promuovere consapevolezza, valorizzare il ruolo strategico delle energie rinnovabili e i loro benefici ambientali ed economici, diffondere la conoscenza del potenziale dell’autoproduzione e dell’accumulo, e rafforzare la fiducia nel fotovoltaico come investimento accessibile, sicuro e conveniente”.