Energia: necessario puntare su stabilità e riduzione costi

Per una vera competitività industriale serve un sistema di energia più stabile, basato su rinnovabili, batterie e regole certe per ridurre i costi alla base.

Energia

Giorgio Tomassetti, CEO di Octopus Energy Italia, ragiona sul DL Bollette, osservando che il DL gestisce il presente, ma non costruisce il futuro. In pratica si stanno spostando i costi, non si abbassano i prezzi dell’energia.

C’è un momento in cui, a forza di cercare di aggiustare tutto, si rischia di perdere di vista l’essenziale. Quando una decisione viene rimandata per mesi per tenere insieme ogni equilibrio, il risultato spesso è più complicato e meno coraggioso di quello che si sarebbe potuto fare prima. Questo decreto dà quella sensazione.

Molto di recente, per dare un segnale più forte, il bonus una tantum ai percettori di bonus sociale è passato da 90 a 115 euro. Ma le risorse restano identiche: 315 milioni. Non un euro in più.

Il decreto non abbassa il costo dell’energia in modo strutturale, riorganizza chi lo paga

Il decreto nasce per rispondere alle proteste degli industriali. Ed è comprensibile: pagare energia più cara rispetto ad altri Paesi europei è un problema reale di competitività. Ma se interveniamo con misure temporanee e redistribuzioni interne, possiamo offrire un sollievo nell’immediato. Non stiamo però risolvendo il problema strutturale.

Le imprese e le famiglie non hanno bisogno di correttivi annuali. Hanno bisogno di sapere che tra cinque o dieci anni il prezzo dell’energia sarà affidabile e competitivo. Gli investimenti si fanno sulla stabilità, non sugli annunci.

Oggi il nodo è semplice: finché il sistema elettrico dipende in modo decisivo dal gas nelle ore chiave, il prezzo resterà legato a una materia prima che non controlliamo. Possiamo intervenire con meccanismi tecnici, compensazioni, allineamenti tra mercati. Ma basta una tensione internazionale per riportarci al punto di partenza. Se guardiamo già solo a gennaio 2026, il prezzo del gas all’ingrosso è salito di circa il 25% rispetto a dicembre. A poco serve qualche centesimo di sconto finanziato dai contribuenti.

È come cercare di abbassare la temperatura segnata dal termometro invece di curare la febbre.

Penso anche allo scorporo degli oneri di sistema per i produttori di gas, che sposta solo il problema nel tempo e rischia di creare una voce extra delle nostre bollette.

Anche la riduzione dello spread tra prezzo all’ingrosso europeo (Ttf) e prezzo italiano (Psv), sebbene possa generare un risparmio per gli energivori, è un meccanismo artificiale che ci lascia in balia delle tensioni geopolitiche: il gas è una materia prima che non controlliamo, e basta una crisi internazionale per far saltare qualsiasi beneficio temporaneo.

Ci sono però elementi positivi: favorire contratti di lungo termine da rinnovabili e semplificare le connessioni alla rete è la direzione giusta. Perché ogni ora in cui il sistema riesce a fare a meno del gas è un’ora in cui il prezzo si abbassa naturalmente.

Le rinnovabili sono tecnologia, e la tecnologia nel tempo costa meno. I costi dei moduli fotovoltaici oggi sono circa il 90% più bassi rispetto a dieci anni fa, e continueranno a scendere perché sono tecnologia, non materia prima. Stessa cosa per le batterie. In questo senso alcuni provvedimenti vanno nella giusta direzione, come lo snellimento dell’iter burocratico per allacciare nuovi impianti produttori di energia rinnovabile alla rete elettrica.

È qui che dovremmo puntare davvero per ridurre strutturalmente il costo dell’energia: poiché il prezzo dell’energia in Italia è stabilito dall’ultima fonte necessaria a coprire la domanda, ogni ora in cui le rinnovabili ci permettono di fare a meno del gas è un’ora in cui il prezzo dell’energia si abbassa. Ma poiché oggi serve ancora il gas per coprire tutta la domanda, il prezzo lo fa il gas. Anche chi produce a costi bassi viene pagato a prezzo alto.

La vera competitività industriale e la tutela dei consumatori si ottengono con energia strutturalmente più economica e stabile; con più rinnovabili, più batterie, meno burocrazia e regole certe. Non è un caso che in Paesi come la Spagna, dove questo punto è stato recepito con più forza e dove il prezzo è determinato dalle rinnovabili per molte più ore, si è assistito a una riduzione dei costi significativa.

Finché non interveniamo sulla formazione del prezzo alla radice, continueremo a spostare costi invece di ridurli.