La Direttiva EPBD Case Green guida la riqualificazione

I ritardi nel recepimento della Direttiva EPBD rischiano di frenare investimenti e decisioni strategiche, lasciando milioni di cittadini in edifici obsoleti.

Case Green

Manuel Castoldi, Presidente Rete Irene, riflette sulla direttiva EPBD Case Green, sottolineando che questa direttiva è un’opportunità europea che l’Italia non può permettersi di rimandare.

Negli ultimi anni il tema dell’energia è entrato con forza nella vita quotidiana di milioni di famiglie europee. L’aumento dei costi, la volatilità dei mercati e una crescente consapevolezza ambientale hanno reso evidente quanto il modo in cui viviamo e utilizziamo gli edifici incida direttamente sui consumi, sulle emissioni e sulla qualità della nostra vita. Gli edifici, infatti, rappresentano il principale settore di consumo energetico in Europa e, proprio per questo, sono al centro delle politiche comunitarie per la transizione energetica.

La Direttiva EPBD, nella sua versione più recente conosciuta come “Case Green”, nasce con un obiettivo chiaro e di lungo periodo: accompagnare la progressiva decarbonizzazione del patrimonio edilizio europeo entro il 2050, generando al contempo benefici ambientali, sociali ed economici per i cittadini. Non si tratta di un’imposizione astratta, ma di una strategia che riconosce il ruolo centrale dell’efficienza energetica come leva di modernizzazione, tutela del reddito familiare e valorizzazione del patrimonio immobiliare.

In Italia, tuttavia, la Direttiva continua a essere spesso raccontata come un insieme di obblighi calati dall’alto, capaci solo di gravare sui proprietari di casa. Una narrazione parziale che alimenta timori infondati e rischia di oscurare la vera natura della EPBD: uno strumento messo a disposizione dall’Unione Europea, che affida agli Stati membri la responsabilità di definire tempi, modalità di attuazione e politiche di supporto adeguate, con un’attenzione particolare alle famiglie in condizioni di povertà energetica e agli edifici con le peggiori prestazioni.

La nostra esperienza dimostra come la riqualificazione energetica non sia un concetto teorico, ma una pratica già oggi possibile e vantaggiosa: nel quinquennio 2021-2025 abbiamo realizzato circa 230 interventi, con oltre il 90% degli edifici nelle classi energetiche più performanti, e con un miglioramento dell’efficienza energetica in media del 69%. Gli interventi producono ogni anno un risparmio complessivo di energia primaria da fonti fossili per 32,6 milioni di kWh.

EPBD

Molti interventi integrati hanno rivisto la componente impiantistica e l’utilizzo di fonti energetiche rinnovabili con sistemi di accumulo, come la fondazione Bellani a Monza, che ha visto l’installazione di una potenza complessiva di 120 kWp, distribuita su circa 700 metri quadri di superficie. Una potenza che dovrebbe permettere di coprire il 18% del fabbisogno elettrico annuale della struttura, con un risparmio calcolato in circa 35.000 € all’anno in bolletta. Un investimento che riduce i consumi, migliora il comfort e aumenta il valore degli immobili.

L’esperienza del Superbonus 110%

Nonostante questi numeri, il dibattito italiano sull’efficienza energetica è però ancora fortemente condizionato dall’esperienza del Superbonus 110%. Un incentivo nato con finalità condivisibili, ma che, soprattutto nelle sue prime fasi, ha mostrato gravi criticità, aprendo la strada a comportamenti speculativi e non conformi che hanno danneggiato la reputazione dell’intero comparto. Questa eredità ha alimentato diffidenza e disorientamento, rendendo ancora più urgente il passaggio da una logica emergenziale a una visione strutturale e coerente con il quadro europeo.

In questo contesto, la Direttiva EPBD rappresenta un cambio di paradigma. Il suo valore non risiede in una singola misura, ma nella coerenza complessiva del pacchetto: il ruolo dei professionisti qualificati e delle certificazioni indipendenti, l’attenzione agli edifici più energivori, l’introduzione di strumenti innovativi come il Passaporto di ristrutturazione, che consente di pianificare gli interventi in modo graduale e sostenibile nel tempo. È l’insieme di questi elementi a stimolare il mercato, a spingere i proprietari ad agire e a rendere la riqualificazione energetica una scelta razionale, non più rinviabile.

Proprio per questo desta forte attenzione il ritardo dell’Italia nel recepimento della Direttiva Case Green. La mancata presentazione, entro dicembre 2025, del piano nazionale di attuazione rischia di lasciare cittadini e imprese in una condizione di incertezza, rallentando investimenti e decisioni strategiche. È un ritardo che non può essere letto solo in chiave normativa, ma anche culturale: mentre in molti Paesi europei la EPBD è considerata un’opportunità industriale e sociale, nel nostro Paese continua a essere percepita come un problema.

Per colmare questo divario informativo e culturale, abbiamo recentemente promosso il documento “10+2 false credenze sulla Direttiva EPBD”, realizzato in collaborazione con Legambiente, Altroconsumo, Per un Salto di Classe e con il contributo del progetto europeo HORIS. L’obiettivo è fornire a cittadini e professionisti informazioni chiare, basate su fonti ufficiali e dati concreti, per superare paure e fraintendimenti legati ai costi degli interventi, alla compravendita degli immobili, agli impianti esistenti e alla disponibilità di strumenti di supporto.

Fare corretta informazione significa restituire alla Direttiva il suo significato originario: non una minaccia, ma un’occasione per migliorare la qualità delle nostre case, ridurre la dipendenza energetica delle famiglie e accompagnare una transizione equa e sostenibile. Parlare alle persone, costruire alleanze e condividere buone pratiche è il motore di ogni cambiamento duraturo, ed è su questo terreno che Rete Irene opera da oltre dieci anni, anche grazie alla collaborazione con associazioni ambientaliste e dei consumatori.

La Direttiva EPBD indica una direzione chiara per il futuro del settore edilizio. Rimandarne l’attuazione significa perdere tempo, risorse e competitività, lasciando milioni di cittadini in edifici obsoleti e vulnerabili. La riqualificazione energetica non è un lusso per pochi, ma un investimento che si ripaga nel tempo e un diritto che deve essere reso accessibile a tutti. L’Italia ha le competenze e la filiera per essere protagonista di questa trasformazione: ciò che serve ora è una scelta politica e culturale capace di trasformare un obbligo percepito in una reale opportunità collettiva.