Comunità Energetiche Rinnovabili, efficienza e condivisione

Comunità Energetiche Rinnovabili

In una comunità energetica, tutti i soggetti coinvolti cooperano attivamente per scambiare e consumare energia: E.ON supporta attivamente cittadini e commercianti.

In uno scenario globale che vede l’aumento dei costi delle materie prime e dell’energia è importante avviare comportamenti virtuosi che consentano di minimizzare l’impatto su famiglie e imprese. L’aumento delle bollette di luce e gas costituisce un aggravio per il bilancio mensile delle comunità di ogni dimensione e di ogni attività professionale.

Le rinnovabili “alleggeriscono” la bolletta

L’impiego delle rinnovabili è un primo, importante, passo che consente di disaccoppiare consumi e bollette. Installando impianti fotovoltaici è possibile alleggerire la spesa pro-capite riguardante l’approvvigionamento energetico. Si tratta di un punto di partenza che, stando ai dati GSE, è stato ben compreso da privati e aziende. Secondo il Gestore dei Servizi Energetici, nei primi 9 mesi del 2022 il comparto italiano del fotovoltaico ha registrato una dinamica positiva; tutti i principali indicatori mostrano infatti valori significativamente più elevati rispetto agli anni precedenti. Al 30 settembre, in particolare, risultavano in esercizio in Italia circa 1.140.000 impianti fotovoltaici (+12% rispetto alla fine del 2021), per una potenza complessiva superiore a 24,2 GW (+7%); la produzione rilevata nei primi 9 mesi, poco inferiore a 24 TWh, è aumentata del 12% circa rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

In questo scenario, la capacità di aggregarsi, tipica delle comunità che vivono il territorio, sta favorendo la nascita, lo sviluppo e la proliferazione delle cosiddette Comunità Energetiche Rinnovabili.

I clienti finali, consumatori di energia elettrica, possono oggi associarsi per produrre localmente, tramite fonti rinnovabili, l’energia elettrica necessaria al proprio fabbisogno, “condividendola”.

L’energia elettrica “condivisa” (pari al minimo, su base oraria, tra l’energia elettrica immessa in rete dagli impianti di produzione e l’energia elettrica prelevata dai consumatori che rilevano per la configurazione) beneficia di un contributo economico riconosciuto dal GSE a seguito dell’accesso al servizio di valorizzazione e incentivazione.

Ad oggi, a seguito del DM 16 settembre 2020 del MiSE, sono accettate due possibili configurazioni di accesso a questo genere di servizio: sotto forma di gruppi di autoconsumatori di energia rinnovabile che agiscono collettivamente, oppure comunità di energia rinnovabile.

La comunità energetica

All’atto pratico, una comunità di energia rinnovabile è un soggetto giuridico che si basa sulla partecipazione aperta e volontaria (a condizione che, per le imprese private, la partecipazione alla comunità di energia rinnovabile non costituisca l’attività commerciale e/o industriale principale).

Parliamo di un soggetto autonomo i cui membri che esercitano potere di controllo sono persone fisiche, condomini, piccole e medie imprese, enti territoriali o autorità locali, le amministrazioni comunali, gli enti di ricerca e formazione, gli enti religiosi, del terzo settore e di protezione ambientale.

L’obiettivo primario di una comunità energetica è quello di fornire benefici ambientali, economici o sociali a livello di comunità ai propri azionisti o membri o alle aree locali in cui opera, piuttosto che profitti finanziari.

Come funziona una CER?

Una volta messo in esercizio l’impianto, la comunità può richiedere al GSE gli incentivi previsti dalla legge per l’energia condivisa. Tali incentivi sono riferiti unicamente all’energia condivisa all’interno della comunità, ossia quella consumata dai membri nella stessa fascia oraria di produzione. Qualora la produzione sia superiore al consumo, per l’energia eccedente è riconosciuto alla comunità il solo valore economico dell’energia.

Comunità Energetiche Rinnovabili

La ripartizione dei ricavi derivanti dall’energia prodotta attiene alle regole di funzionamento della comunità energetica, che ciascuna comunità stabilisce liberamente attraverso un contratto di diritto privato. Per massimizzare i vantaggi di questa architettura funzionale è possibile immagazzinare l’energia in esubero in sistemi di accumulo e batterie preventivamente installati. Ciò ne permette un uso efficace quando le fonti rinnovabili non sono utilizzabili o hanno una resa ridotta.

Da un punto di vista pratico, ogni membro della comunità continua a pagare per intero la bolletta al proprio fornitore di energia elettrica, ma riceve periodicamente dalla comunità un importo per la condivisione dei benefici garantiti alla comunità. Tale compenso non è tassato ed è equiparabile a una riduzione netta della bolletta.

Perché diventare Comunità Energetiche Rinnovabili?

Le comunità energetiche rappresentano una opportunità per i privati e le imprese e consentono di generare ricadute economiche importati sull’intera filiera delle rinnovabili e sulle comunità, costituendo un motore per il rilancio dell’economia in ottica sempre più green.

I benefici per i soggetti coinvolti, e non solo, sono molti. Il primo aspetto tangibile e facilmente individuabile riguarda il taglio dei costi grazie all’uso del fotovoltaico e la riduzione dei tempi di ritorno degli investimenti, grazie agli incentivi.

Una CER consente inoltre di alleggerire il carico della rete centralizzata perché favorisce la distribuzione delle risorse prodotte da fonti rinnovabili attraverso i nodi di rete vicini alle utenze di consumo. Si tratta, di fatto, di energia prodotta a “kilometro zero” da fonti rinnovabili.

I benefici per la collettività

Ma le Comunità Energetiche Rinnovabili sono molto più che risparmio economico e produzione energetica “in proprio”! I benefici per la collettività includono il contributo fattivo per la riduzione delle emissioni di anidride carbonica, un aspetto che fa bene a tutti e aiuta a limitare gli effetti legati ai cambiamenti climatici.

Il concetto stesso di CER è incentrato su quello di “transizione” e “condivisione”. Esse abilitano il processo di transizione energetica, un lungo percorso che porterà ogni realtà esistente a produrre energia green e a consumarla in modo più efficiente e consapevole.

Condivisione delle risorse vuole dire valorizzazione dei singoli individui e delle fonti rinnovabili presenti nei diversi ambiti territoriali. Questo approccio mette al centro ognuno di noi e permette di raggiungere quella che viene definita “democratizzazione energetica”. È così possibile trasferire al singolo la consapevolezza della propria dimensione energetica, un radicale cambio di paradigma rispetto alle politiche energetiche sin qui adottate.

Condividere e democratizzare significa anche andare in soccorso delle realtà in difficoltà. Le CER permettono di contrastare la povertà energetica, mitigando l’esposizione di costo per i clienti in disagio economico e coadiuvando le iniziative governative specifiche.

I progetti di E.ON

Tra i player di riferimento del settore energetico, E.ON è particolarmente attiva nello sviluppo delle Comunità Energetiche Rinnovabili. È un esempio l’offerta WeSolar, dedicata all’autoconsumo collettivo condominiale. L’azienda ha previsto tre fasce standard di picco energetico e sta realizzando sistemi di efficientamento energetico che consentiranno di autoprodurre energia e incrementare l’indipendenza da fonti di energia fossili. I sette impianti alla base dell’offerta sono dislocati tra Nord Italia (quattro) e Centro Sud (tre).

Esistono già oggi comunità autosufficienti che producono energia in modo sostenibile e consapevole, come avviene nel villaggio svedese di Simris e a Tenerife, nel comune di Adeje.

Grazie a E.ON, Simris è autosufficiente per la maggior parte delle proprie esigenze quotidiane sin dal 2017. Impianti eolici e fotovoltaici consentono di rifornire di energia elettrica case e imprese, assicurando una operatività quotidiana prossima all’off-grid.

L’architettura di rete prevede lo stoccaggio in impianti dedicati, quando sole e vento consentono di superare i livelli convenzionali di produzione giornaliera. Al contrario, in caso di produzione insufficiente, la cittadina rimane connessa alla rete nazionale, per evitare interruzioni o blackout.

Adeje Verde è, invece, il nome della comunità energetica dell’omonimo comune di Tenerife. Ad oggi, collega circa 200 consumatori a un’unità di produzione solare fotovoltaica in un raggio di 500 metri. Cittadini e imprese diventano perciò prosumer, in grado di produrre, condividere e utilizzare collettivamente l’elettricità rinnovabile.

Il comune è già proiettato al futuro e progetta una produzione al 100% da fonti rinnovabili locali. Questo lungimirante progetto pilota è nato per creare la prima comunità energetica di autoconsumo in Europa; una realtà dove il coinvolgimento dei cittadini è di primaria importanza. In questo contesto, grazie alla Direttiva sul mercato dell’elettricità del Pacchetto Energia Pulita dell’UE del 2019, l’energia fotovoltaica in eccesso non deve più essere completamente reimmessa nella rete, ma può invece essere ceduta ai vicini a una tariffa ridotta.

Sole e vento consentono di generare energia pulita a supporto dei consueti meccanismi di approvvigionamento e di avviare meccanismi per una produzione davvero green. E.ON promuove attivamente questo approccio, come chiave per un futuro pulito e sostenibile.